RSS Feed

27 gennaio 2012

00.40 Non ho sonno.

00.43 Non ho voglia di dormire, e il lieto grugnire soddisfatto nel sonno dei giusti della dolce metà non mi contagia minimamente.

00.46 E se mi alzassi e scrivessi le pagine che sto covando da mesi del mio romanzo horror sui fantasmi fascisti?

Dopo l’avventura nella nebbia di domenica dovrei essere nella giusta forma mentis!

00.48 Con il massimo della grazia possibile socchiudo delicatamente la porta della camera, sgattaiolo in soggiorno e accendo il sempre fedele laptop, ribaltato sul divano a sedere in aria “per evitare che la polvere entri nelle ventole”. Nerd docet.

00.51 Bene, sono pronta! Cominciamo.

00.52 Prima però controllo Facebook, voglio vedere cos’hanno detto sul curriculum di Harrods i miei amici.

00.53 Sedici “mi piace” e un paio di commenti! Più interessati di quanto credessi!

00.54 Però sarebbe carino mettermi a scrivere qualcosa su di me. Magari un blog, che parli di precariato… Sarebbe divertente! Almeno per me. E mi permetterebbe di scrivere facilmente con un obiettivo.

Potrei chiamarlo… Precariato on the road!

No, troppo Kerouac. Sarebbe un affronto, on the road dove, che mi alzo dal divano solo sotto tortura…

00.58 C’era una cosa che suonava bene… Scrutatore? Viaggiatore? Ah, si, “Morte di un commesso viaggiatore”.  La morte del sogno, i figli che non trovano lavoro… Temi assonanti, ma un po’ deprimente! Specchiamo: Vita di una precaria sognatrice! Nah, al maschile ci starebbe, al femminile non si coglie la similitudine… E poi troppo pretenzioso, troppo intellettuale. Qua siamo più sul “Diario di Bridget Jones”, anche come espediente narrativo. Solo che è più un’agenda di un diario.

01.10 Agenda di una precaria sognatrice e via, non se ne parli più! Butterò giù una bozza per la giornata di oggi e domani mi ci metterò seriamente.

02.48 CAZZAROLA!

* * *

Curriculum inviati: 10

Lavori freelance pagati: 1

Solleciti per inviare materiale al Catalogo degli Artisti: 4

Mobili antichi da vendere: 2

Gioielli di ex da vendere: 3

Minuti passati su Facebook: meno di ieri

Sigarette fumate: 0

Cibo ingurgitato per compensare le sigarette: un colle a scelta tra quelli di Roma.

08.36 Incredibile. Non ho assolutamente sonno. Ho dormito sei ore scarse e sono sveglia come un grillo. Adesso lo scrivo su Facebook.

08.45 Gli status di mia madre in questi gironi somigliano molto a quelli di mia cugina quattordicenne o a quelli dei ragazzini a cui faccio fare i compiti il mercoledì pomeriggio. Tutte faccine, fiorellini, aforismi da Bacio Perugina, ed eventualmente link a foto poetiche con giovani solitarie che passeggiano in riva al mare. Una seconda adolescenza insomma! Tanto meglio, era ora che si permettesse uno slancio di emotività post-cinquanta.

08.49 Possibilità della mattina:

a)       sistemare la burocrazia

b)       andare alla ricerca di antiquari interessati al soggiorno della nonna

c)       andare alla ricerca di un cavalletto che sostituisca la scala che uso, con scarso successo, per dipingere il quadro per la dolce metà

d)       fare il lavoretto per l’ufficio dell’amico espatriato

e)       controllare altre possibilità di espatriare per me

f)        mandare curriculum

08.52 Però prima faccio il the.

09.40 Sto scorrendo il celebre album di foto nerd buffe dell’amico Leo, aggiornato costantemente day by day, attendendo che il the acquisisca una temperatura meno magmatica, quando il capello selvaggio della dolce metà si insinua attraverso la porta scorrevole.

<Boooonjooouuuuurrrrrr!>

Stamattina non deve andare a lavorare. Deciso, sto a casa anch’io.

11.27 Il lavoro per l’amico è molto Disney. Scritta arcobaleno su cielo stellato, circondata da bagliore soffice, con silhouettes di personaggi a destra e a sinistra.

11.28 La dolce metà non è convinta. Poco colore, secondo lei.

11.29 Cambio il font e ne metto uno più cartoon.

11.30 Meglio, ma le sagome hanno qualcosa che non va…

11.31 Perché il contorno è sgranato???

11.40 Meglio. Però la dolce metà non è convinta lo stesso. Pazienza…

11.51 Guarderò qualche offerta di lavoro.

11.54 Ehi, il mio status di Harrods piace a 21 persone! Un successone!

11.57 Mi ha risposto un’agenzia di promoter, stanno cercando operatori per un part time 8 ore a settimana, devono promuovere prodotti per il printing. Stipendio giusto e posto a 25 chilometri da casa. Può andare, segnamoci.

12.00 Merchandiser itinerante in un raggio di 50 chilometri… Se la paga è buona e la Punto regge, si può fare. Mandiamo!

12.16 Addetta vendite in GDO, part-time, buon rapporto con il pubblico, disponibilità al lavoro festivo. Novantatrè persone iscritte, ma vabbè, proviamo.

12.20 In realtà queste ultime due offerte sono fatte da interinali… Come buttare il curriculum fuori dalla finestra e sperare che qualcuno lo afferri. Però si fa tanto per sperare.

12.28 EHI!!! Ricerca di un grafico!! QUI DIETRO CASA!!! Ovviamente freelance, ma non si può avere tutto dalla vita. Mandiamo!

12.43 Recepisco solo adesso il frastuono assordante che permea ogni centimetro di atmosfera intorno a me. Ero talmente estraniata dal taglia e cuci di curriculum, offerte di lavoro e social networking che non mi sono resa conto degli urli di guerra e della (tele?)cronaca concitata proveniente dal televisore.

La dolce metà sta seguendo un torneo di gaming che comincio a credere sia perpetuo, 24 ore su 24. Squadre di videogiocatori di tutto il mondo, sponsorizzate e allenate, si sfidano ad uno strategico multiplayer online: benvenuti nel mondo della DOTA. La DOTA è causa di quel tremolio nervoso del labbro che scatta incontrastato quando egli si avvicina al mouse e apre il browser.

Dopo anni di presenza incontrastata, o scaraventi ogni calcolatore elettronico moderno fuori dalla finestra, o impari a conviverci.

Al momento ci convivo talmente bene che in casa mia sembra si sia scatenata la terza guerra mondiale ufficiale e non me ne sono nemmeno resa conto.

<Amore? Abbasseresti un pochino per piacere?>

Allunga l’arto pigiamato verso il telecomando, rende le vibrazioni sonore abbastanza accettabili da essere recepite da una vecchia zia con apparecchio acustico incorporato, poi mi guarda languido e cita:

<Tu non hai fame?>.

12.55 Esploro il frigo.

Pancetta a cubetti.

Uova.

Piadina surgelata.

Cipolle.

Due fette di tacchino.

Salvia talmente secca da poter essere sniffata.

Arance.

Un triste rimasuglio di funghi.

Birra.

Penso alle abitudini alimentari del mio lui, dove se una cosa è tra due fette di pane, è buona. Rapido calcolo mentale, ed è subito fajtas.

13.40 Le fajtas si sono trasformate in un burrito e, mio malgrado ma per voler di microonde, in un taco incredibilmente buoni, con cipolla rosolata, paprika piccante e curry.

Grufoliamo allegramente sul divano (ere fa Egli ha deciso che mangiare a tavola è un inutile spreco di tempo, energie, tovaglie e stoviglie, ed io ho raccolto con piacere) guardando una puntata di Persons of Interest, americanata condotta dalla voce leonina di Jim Caviezel e da Michael Emerson, che meglio del ruolo da alienato non può fare nulla.

15.00 Il mio lui, ramingo, se ne va a lavorare, e io penso che sarebbe ora di lavarsi e di togliere il pigiama.

Mi guardo allo specchio: il capello corto, sfoltito dalle mani agili della parrucchiera di quartiere, recrimina un suo posto nel mondo, ed ogni singola ciocca esercita con veemenza la propria identità. Sembra insomma che abbia messo le proverbiali dita nella presa elettrica.

Il pigiama è un regalo di qualche Natale fa, color arancia, in pile, con applicate delle palline colorate e bordato da frappe. Diciamo che non è un capolavoro di vestiario da casa.

Penso al tragico spettacolo che abbiamo offerto al mondo io e lui, tutta la mattina, sul divano, e penso che, sì, dev’essere proprio amore.

15.10 Beh dai, sono sovrappeso ma mi si vede ancora la cassa toracica.

15.15 E poi anche di pancia sono messa abbastanza bene… Non piatta come qualche anno fa, però a posto dai…

15.17 Per fortuna che la specchiera si ferma sopra ai fianchi. Dovrei iniziare ad andare in palestra.

15.18 No la palestra costa. Vado a correre.

15.19 Oggi però non posso. Devo lavorare al blog.

15.20 Sono enorme… Sotto l’acqua sembro una balenottera. Però felice!

* * *

02.40 Siamo tornati da una serata bellissima a casa di Lella e Renzo, un appartamento grande come una villa con campo da tennis, organizzata per salutare Alex, un altro amico storico della dolce metà, che parte per la California senza biglietto di ritorno. Un viaggio all’avventura, fatto solo per restare e trovare un posto nel mondo al di là dell’oceano.

Eravamo circa una ventina, abbiamo cenato nell’immensa sala da pranzo con produzioni di Lella e parentado, abbiamo chiacchierato allegramente rievocando aneddoti, facendo qualche scherzo crudele al festeggiato (tra i quali un peperoncino della morte nel mascarpone al caffè), guardando video buffi di animali, e giocando a golf su piattaforma virtuale. Abbiamo riso fino alle lacrime e sognato di partire anche noi.

Mentre aiutavo Lella a preparare la pasta col “sugo della nonna”, definizione che ha dato atto alle più volgari battute da locanda piratesca e a un sussulto d’ilarità dilatato nello spazio e nel tempo che probabilmente reincontreremo alla prossima cena, abbiamo convenuto con le altre morose che, no, i nostri uomini non avevano ancora realizzato bene cosa volesse dire la partenza di Alex.

Spiego bene: questo gruppo, il gruppo di amici storici di Bacca (la mia dolce metà), è una di quelle aggregazioni sociali fatte da gente che si vuole veramente bene. Si è formato nei momenti più disparati della vita di Alex, e lui ne è veramente il fulcro. Ci sono suoi vicini di casa, compagni d’asilo, compagni di scuola e di università, ex-colleghi di lavoro, insomma, gente che ha incontrato durante il suo percorso e ha catalizzato intorno a se con il suo carisma e la sua generosità. Chiariamoci, non che sia un angelo in terra o che altro, però è sempre stato qualcuno cui è estremamente semplice affezionarsi.

La sua casa ci ha accolto per capodanni, feste di compleanno, ritrovi del lunedì sera per giocare tutti insieme al computer, e in tutte queste occasioni ha trovato il modo di accendere la vena goliardica che rende un gruppo affiatato.

Li ho guardati, alcuni seduti al tavolo, alcuni fuori a fumare sul terrazzo, altri a sgranchirsi le gambe dopo l’overture pantagruelica di antipasti.

<No>, ho convenuto, <Non se ne sono resi conto.>.

All’arrivo del dolce Alex, cui si reclamava a gran voce un discorso, si è limitato a dire, parodizzando un tono solenne, <Se mi volete bene mi lascerete andare>, e si è avventato sul mascarpone “corretto”.

Secondo me nemmeno lui se n’è reso conto, ma, come ho poi esposto a Bacca, sono quelli che restano a sentirsi abbandonati, quelli che partono hanno così tanta euforia, così tanta adrenalina e così tanta aspettativa che, dopo la partenza, ci mettono giorni, a volte mesi, prima di sentire la stretta della mancanza.

Al momento dei commiati, Alex ci ha salutato tutti, uno per uno, e il clima, come Lella si è premurata di farci notare, è volto un po’ verso il funereo. Hanno cominciato a rendersi conto che non lo vedranno per parecchio tempo, e la voglia di ridere non c’era più. Certo è difficile sdrammatizzare con qualcuno in sottofondo che afferma con stizza <Che tristezza eh? Cioè, sembra un funerale! Che tristezza! Non è mica morto nessuno!>

Io per sdrammatizzare ho sghignazzato un <Guarda che la nostra è tutta invidia, perché ci tocca restare qui!> (vero), e mentre proseguivano i saluti ho dato una svolta alla fine della serata.

Mi sono avvicinata alla dolce metà, poi ho fatto un passo indietro, mi sono voltata verso gli altri che ancora si stavano scambiando saluti…

…e ho sentito il rumore di qualcosa che franava rovinosamente per terra.

Un suono attutito da un fruscio di aghi di pino di plastica che, esalando un sospiro di sofferenza, si afflosciano sul pavimento di marmo.

Guardo con occhi colpevoli lui e gli chiedo: <Ma sono stata io?>

Lui alza le sopracciglia rassegnato: <Eh, si…>

Mi giro.

Ho abbattuto l’albero di Natale tenuto in piedi appositamente per rallegrare l’ambiente.

Contemporaneamente Lella accorre, osserva inorridita il cadavere, e accusa <Bacca! Cos’hai fatto???>

Immediatamente dico <No, Lella, sono stata io, scusa…>

E lei, con finta nonchalance: <Ah, dì, non ti preoccupare, hai solo rotto il puntale di mia mamma da bambina. Aveva cinquant’anni.>

Osservo la testa mozzata di Babbo Natale sporgere dai frammenti di quello che era il suo corpo in vita, e vorrei tanto, tanto seppellirmi.

Alex vede il mio sguardo mortificato che cerca supporto senza successo in quello della dolce metà (<Avevo visto che ci stavi sbattendo contro, ma non te l’ho detto perché se no tu ti scocciavi>) e afferma beffardo:

<Non ti preoccupare, Bè. Quel puntale era proprio bruttissimo.>

Se non altro ho ravvivato il clima funereo.

About these ads

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.

%d bloggers like this: