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28 gennaio 2012

Progetti di fumetto iniziati: 1

Libri iniziati (a leggere): 5

CV mandati: 8

CV mandati con grandi speranze: 2

Sigarette fumate dal mio pacchetto: 10

Sigarette scroccate: 1

 

19.48 Dopo una giornata non troppo interessante passata ad inviare CV e ad aggiornare gli status su Facebook e Twitter, sono pronta per andare alla cena di compleanno della Ceci, una collega del lavoro stagionale che non vedo da parecchio.

Praticamente non la vedo e non la sento da quando, a fine stagione, ci siamo concesse con tre amici una minivacanzina di due giorni sul lago. La Punto ha resistito con coraggio alle tre ore di viaggio inflitte all’andata e alle altrettante inflitte al ritorno, il posto prenotato dalla Ceci era un appartamento sito in un campeggio paradisiaco (ed economico) proprio sul lago, frequentato prevalentemente da popolazione teutonica in calzino e ciabatte e a qualche chilometro dal parco divertimenti meta del nostro lieto girovagare. Abbiamo riso, filmato scenette, giocato, mangiato su una terrazza a pochi metri dall’acqua, insomma, ci siamo riposati dei quattro mesi di soffocante tormento clientelare, per poi tornare alle rispettive abitazioni ed ignorarci come sempre.

Un po’ per combattere il cosiddetto “culo pesante” contagioso della dolce metà, ma soprattutto perché ho molta voglia di riprendere la vita sociale extraurbana e di rivedere i compagni di merende estivi che fan parte della mia vita da pressappoco sei anni, ho accettato con piacere l’invito. Ed ora sono alla parte ardua della serata: scegliere il vestito.

Premetto che NON SONO MAI STATA una ragazza interessata allo stile e all’estetica: il tempo massimo che mi concedo per prepararmi ad una serata è mezz’ora, a parte occasioni speciali come matrimoni, battesimi e combo dei due per i quali impiego un’oretta (trucco e capelli compresi, eh, non esageriamo).

Potrei mettermi il vestito di lana grigia con i leggins e gli stivali…

 

19.50 … ma mi metto sempre quello per le occasioni importanti… E’ un po’ ripetitivo, non mi va.

 

19.51 Potrei mettermi i pantaloni grigi nuovi e il vestito a maniche corte  con sotto la maglia di lana nera!

 

19.52 Dove sono i pantaloni?

 

19.54 Trovati!
No, questi sono i jeans oversize che ho consumato finchè non mi si sono rotti nell’interno-coscia destro mentre mi sedevo in macchina…

Prima o poi li devo cucire.

 

19.55 Pila dei calzoni dell’armadio? No

 

19.56 Sotto le maglie? No

 

19.57 Sotto la pila di vestiti di fianco all’armadio? Ved… AAAAAAAHHHH!!!

 

20.00 Riemergo dalla collinetta di lana, cotone e lycra vittoriosa, stringendo in pugno i famigerati pantaloni fuggitivi.

Sono talmente sgualciti che ricordano la carta crespa e… Mmmh, forse sarebbe stato meglio metterli da lavare quando me li sono tolti…

 

20.30 Arrivo al ristorante con la mise definitiva: Gonna di jeans con prolunga in velluto verde a ruota lunga fino ai piedi, maglia di lana nera, camicia a quadri e maglione di lana con cappuccio bordato di finto pelo. Sopra, giubbotto imbottito nero, sciarpa rosso fuoco e basco grigio. Sotto, stivali grigi senza tacco: il meglio del country.

Mi avvicino all’entrata del ristorante scricchiolando sulla ghiaia, non individuo facce conosciute quindi mi accendo una sigaretta e attendo le amiche nel parcheggio.

Dal ristorante escono due coppie di signori attempati che parlano tra di loro della serata. Il primo, a braccetto con la moglie, mi scaglia un’occhiata avvelenata, e tenendo lo sguardo fisso su di me proclama in un impeccabile dialetto: “Cun tòt qi albanès calè, u’n s’truov piò e rumagnuòl in zìr!”.

Traduzione: con tutti quegli albanesi lì, non si trova più un romagnolo in giro).

Lo osservo senza sapere se insultarlo, dargli del razzista, mettermi a ridere o rimanerci male.

 

* * *

01.38 Sono a casa. Ho mangiato, ho bevuto, ho guardato la gente ballare, cantare e programmare appuntamenti, feste e giornate di shopping. Mi sono sentita inadeguata al gruppo sin dal momento in cui sono arrivate, con i loro vestiti elegantissimi, il trucco perfetto, i tacchi chilometrici, ogni colore perfettamente abbinato alla carnagione, agli occhi, al trucco, avvolte da una nuvola di profumo. Parlavano di serate per locali, di come sono venute persino nella mia piccola città, a quasi quaranta chilometri dalla loro, a ballare e a trovarsi per un aperitivo, mentre io non ne ho mai saputo nulla. E’ una strana meccanica, quella del lavoro stagionale, anche se in realtà comincio a credere sia una tara del lavoro, o che sia io a concedere troppa confidenza o aspettativa verso i miei colleghi: d’estate si lavora tanto, sempre uno vicino all’altro, quindi ci si confida, si raccontano cose private, si crea un legame, e quindi ci si improvvisa amici, si aiuta il prossimo, ci si frequenta. Finita la stagione, tutto viene ridotto, le persone dimenticate, si ritorna estranei, a meno di rientrare nelle condizioni esplicitate da Marika: “La cena di fine anno del 2008? Ah, non lo so, io non c’ero, non ero ancora entrata nell’Elite!”.

Io non ho mai differenziato le mie conoscenze tra elite e secondi classificati, e non ho mai fatto distinzione tra amico incontrato per caso, a scuola, frequentando un locale, e amico conosciuto sul lavoro.

Evidentemente, c’è qualcosa che non ho ancora capito.

 

01.40 Ah, stamattina mi ha telefonato Luca del lavoro. Da mercoledì sono in prova!

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